domenica 16 giugno 2013

Interview: la mia esperienza a Sunderland (colloquio individuale)

Dopo essere stato avvisato della mia presenza in dipartimento, John è venuto a prendermi dalla poltroncina su cui lo aspettavo da qualche minuto (vabbe’, sono paranoica io: essendo una classica ritardataria e una sfigata cronica, quando un appuntamento è importante arrivo sempre molto prima… per fare un esempio: per i Literacy Skills Test mi sono presentata tre ore prima!!!!), scambiando qualche convenevole con me, mentre mi portava dove avrebbe avuto luogo la mia interview.

La sorpresa che avevo avuto inizialmente, seduta sulla poltroncina, ebbe conferma: non c’era nessun altro per l’interview, solo io.
Oddio, mi ha portato in uno stanzino di un metro e mezzo per due al massimo. Ci stava una scrivania, due sedie e noi, non c’era spazio per niente altro!!!
Quindi nessuna micro-teaching lesson o colloquio di gruppo: solo io contro John!!!
E sono state due ore e mezza di fuoco, dopo le quali avrei voluto dire: “E BASTAAAAA MOOOOO'!!!!”, invece lui, tanto carinamente, mi ha pure accompagnata alla fermata dell’autobus, spiegando all’autista che avevo diritto a viaggiare gratis essendo della loro Università… ovviamente per strada intavolava discussioni che io non avevo più alcuna voglia di sentire, a meno che non avesse voluto parlare in italiano!!!!

L’interview è divisa in più parti.

Inizialmente mi sono state fatte domande di matematica.
Niente di trascendentale: per loro gli spazi di Banach, il duale di R alla n, gli insiemi compatti… sono cose da fantascienza.
Le domande erano sulle frazioni, sul “trova l’errore in questa espressione”, su come spiegheresti perché 4/10 è uguale a 2/5, sulle equazioni di primo grado, sulla parabola, sulla geometria a mo’ di quiz da settimana enigmistica (se questa è l’immagine di un cubo in due dimensioni, facendola diventare in tre dimensioni quali sono i lati che si toccano tra loro?).
Insomma niente su sui un laureato in Matematica in Italia possa avere problemi o per cui debba prepararsi particolarmente.

Dopo di questo abbiamo discusso del mio curriculum, del perché volessi insegnare in Inghilterra e non continuare a farlo in Italia, di come imposto la lezione in Italia (avevo portato, come suggerito dalla lettera di invito all’interview, del materiale che avevamo preparato in classe con i miei alunni: delle presentazioni di Informatica… le ha guardate, ma ovviamente senza grandissimo interesse visto che erano in italiano!!! Beh… era per non andare a mani vuote, ma io un’altra micro-teaching lesson, se non richiesta, non l’avrei mai preparata!!!!), della solita vecchia storia del “Perché hai fatto l’Ufficiale in Marina? E’ obbligatorio in Italia?”.
Insomma: colloquio psicologico e motivazionale.

Certo alla fine dell’interview è partita la domandona da mille dollari: “Perché hai scelto l’Inghilterra del Nord? Come fai a conoscere Sunderland? Hai dei parenti qui?”.
Ho provato a glissare e ad essere diplomatica, dicendo che mi piace, che l’ho vista su internet… ma lui mi guardava inebetito, come a dire: “Io in questo posto ci sono capitato per nascita, ma tu che cazzo ci vieni a fare, che fa schifo???”.
Beh, alla fine gliel’ho detto (ero comunque reduce da un’interview di due ore e mezzo faccia a faccia, non reggevo più a fare la diplomatica!!!): vista l’esperienza dell’anno precedente, mi pareva che lui sarebbe stato ben disposto ad accettarmi per il corso e quindi ho messo Sunderland come mia prima scelta.

Tornando all’interview: abbiamo discusso della mia observation a Nottingham fatta l’anno precedente.
Su questa cosa era particolarmente fissato: già per email mi aveva detto che avrebbe contattato la scuola per chiedere una valutazione su di me, visto che la lettera della Head of Maths della scuola di Nottingham (che io espressamente avevo richiesto, altrimenti loro non me l’avrebbero neanche data!) era troppo striminzita per capire la loro reale valutazione di me.
E, siccome penso non sia riuscito a mettersi in contatto con quelli della scuola, mi ha mandato a fare un’observation nel pomeriggio in una scuola a Sunderland, per poi chiedere il parere della prof. di Matematica della quale ho osservato due sole ore!
Gli ho fatto vedere tutto il blocco degli appunti che avevo preso in quell’occasione a Nottingham, parlandogli di quello che mi aveva colpito maggiormente.
Classica domanda: quali sono le differenze tra la scuola italiana e quella inglese. E vabbe’…

Dopo mi ha dato il solito compitino che danno a qualsiasi interview (anche se poi mi domando perché abbiano reso obbligatori gli skills test di Numeracy e Literacy se devono farceli rifare ogni volta): brano da leggere e da riassumere, apportando esperienze personali e considerazioni.

Mentre io parlavo lui scriveva e scriveva appunti.
Alla fine mi ha detto la solita cosa, ossia che mi avrebbe fatto sapere.
Anche se, il suo giudizio era che non avessi problemi ne’ con la parte motivazionale ne’ con la parte di matematica, ma l’inglese doveva migliorare.
Gli ho detto che avrei passato l’estate a studiarlo per l’IELTS, mi ha risposto che, anche se avessi raggiunto i risultati richiesti per l’IELTS (molto bassi, in realtà, unico motivo per cui avevo inizialmente selezionato Sunderland come scelta), l’inglese doveva migliorare.
Mi sono rotta e gli ho risposto: “Beh, stando qui e vivendo qui, migliorerà sicuramente” (e che cazzo!!!!!!).

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